set  09
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Ci hanno provato i Dub War in passato, così come pure un pochino i P.o.d. (ma proprio un pochino) e ci sarebbero pure quei dimenticati degli Sleepingodislie. Pure gli Skindred non sono proprio di primo pelo, ma più di un paio di brani interessanti a disco non erano mai riusciti a fare. Che sia la volta buona? Il nuovo album, è in uscita a giorni. Chissà.

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Myspace Skindred

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Senza parole. Come le barzellette. Sono due giorni che piango. Di gioia. Di incoscienza.  Vi parlerò di loro un giorno, forse lontano. Per ora è sufficiente così. Perché il mondo è ancora un bel posto, se ci sono gli Helvetets Port.

Myspace

A quanto pare, il tastierista Mustis e il bassista/cantante ICS Vortex sono stati “spinti” a lasciare la premiata ditta Dimmufester Borgir. L’altro chitarrista Galder, di cui vediamo una diapositiva, ha commentato perplesso: “Chi?”. Da parte sua, il movimento “Tope melo-sympho-black” posta sulla propria pagina myspace “Ma erano quelli belli?”. Se il tutto verrà confermato, si attende il toto-sostituti. Circolano voci che alle tastiere siano in ballo Greg Giuffria e Kevin Moore, per il basso/voce o Kip Winger o Happy Tom dei Turbonegro.  Vediamo un po’ che dice Studio Aperto. Attendiamo trepidi, Yawn.

My Space

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In giro dal 2005, con un primo full-lenght datato 2007, i Five Finger Death Punch sono una band californiana dedita 99713_photoad un groove metal che altro non è che una miscela di heavy/thrash moderno e stoppato, con voglie numetal e strutture rigorosamente da rock-song. I nostri finora sembrano aver carburato abbastanza bene, ma non si sono più di tanto imposti sul mercato del metal pesante, soprattutto dalle nostre parti. Il secondo full, ‘War Is The Answer’ è atteso per i primi giorni di Ottobre e in parecchi sembrano puntare molto sul quintetto statunitense anche a livello puramente promozionale e quindi si è avuta la copertina in anteprima, il singolo in anteprima, il video in anteprima e via dicendo. Ciò che conta, finora, è la qualità della musica e da questo punto di vista il nuovo singolo ‘Hard To See’ di carte da giocarsi sembra averne più d’una. Vocalmente i nostri si ripresentano in una versione ridimensionata in cui il singer Ivan Moody mette in mostra la sua impostazione pure un po’ fm rock. L’altra song reperibile sul myspace ufficiale, ‘Burn It Down’, si dimostra essere più violenta, groovy, ma cento volte meglio arrangiata dei precedenti episodi: conserva un flavour metalcore, non eccedendo mai, e si giova di un break centrale melodico interessante. Sembra proprio insomma che ci sia diverso margine di crescita, perciò restiamo sintonizzati. Ah, i Five Finger Death Punch punteranno tantissimo sull’immagine, come potete vedere dal video. Beati loro che possono.

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Myspace

evitano accuratamente velocità folli e si concentrano invece su un riffing preparato, piuttosto pignolo, che intesse brani quadrati e altamente melodici.

Cypecore: tedeschi, molto giovani, molto professionali a quanto sembra. Attività live di tutto rispetto e una l_ca2627c56dc0467388723b7ed4a2936aauto-produzione targata fine 2008, che consiste in un pugno di pezzi di melodeath che prende gli spunti principali dallo swedish (In Flames/Soilwork), dal northern hyperblast dei Kataklysm e pure dal modern thrash (Fear Factory/Meshuggah). La tipica struttura dei Cypecore evita accuratamente velocità folli e si concentra invece su un riffing preparato, piuttosto pignolo, che intesse brani quadrati e altamente melodici, ora per le lead di chitarra ora per le vocalità impostate praticamente sempre su un growl moderato stile Anders Friden (e forse qualche altra variazione/idea in questo caso i nostri potevano farsela vedere). I Cypecore ci hanno favorevolmente impressionato perché: il loro debutto autoprodotto è ordinato, forse un po’ di maniera ma efficace; perché, pur partendo da elementi stranoti, quello che ne esce sono motivetti altamente memorizzabili e pungenti; perché, giovani come sono, hanno un sacco di possibilità ampie. Avercene di gruppi che partono da basi di questo tipo. Brano finora di punta: ‘Innocent’, un pezzo che gli In Flames ormai non fanno più (purtroppo).

Myspace

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Neil dei quattro è quello bello

Neil Turbin è uno che ha i suoi tempi. Singer degli Anthrax fino al debutto ‘Fistful Of Metal’ (perciò fino al 1984), il nostro successivamente tentò di costruirsi una propria carriera che non andò mai in porto (della partita sembra ci fosse anche l’ex Sacred Reich e l’attuale Machine Head Dave McClain). Sia come sia, nel 2003 Neil riappare con un disco pieno di ospiti chiamato ‘Threatcon Delta’, ad opinione del sottoscritto abbastanza auto indulgente e superfluo. Sembra che però ci siano stati dei margini di apprezzamento, visto che Neil non se ne torna negli abissi dell’oblio ma ci riprova. Da circa un paio di anni infatti gira sempre più insistentemente il nome dei Deathriders, prima Neil Turbin’s Deathriders ed ora, a quanto sembra, vera e propria full-time band. Ci sono dei nuovi pezzi in giro, alcuni presenti sullo space del nostro amichetto che non appaiono affatto male. Gli estremi musicali sono due: da un lato uno speed metal in chiaro stile primi Anthrax, dall’altro un metal classico e melodico che mi ha ricordato i Nocturnal Rites del medio periodo, in cui la voce di Neil è sempre la solita (e c’è da ammettere che è sempre un piacere risentirlo). La band si è data parecchio da fare dal punto di vista live, visto che negli ultimi due anni sono saltate fuori diverse date più o meno prestigiose sia in Europa (l’ultimo Headbangers Open Air e una comparsata allo Sweden Rock di qualche anno fa) che negli States che in Giappone, tutte condite da una setlist che non risparmia pure gli Anthrax-classici (il myspace è pieno di video di discreta qualità e un buon audio). Insomma, i Deathriders sembrano proprio esserci e a ben guardare i video presenti in rete sembrano anche una band di buon livello. Probabilmente Neil gioca un po’ a far alzare le proprie quotazioni in attesa di una buona offerta da qualche label che non gli garantisca solamente una misera stampa e perciò siamo in attesa di sviluppi. Quel che abbiamo per adesso è una band piuttosto calda e dei potenziali buoni pezzi. Chi vivrà vedrà, no?

con gli Anthrax

Soldiers Of Metal (single), 1983
Fistful Of Metal (full-lenght), 1984

come Neil Turbin

Threatcon Delta (full-lenght),2003

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un heavy metal retrò datato primissimi anni ‘80, influenzato da Iron Maiden o Angel Witch

Che in Grecia non andasse tutto bene mi è sempre stato chiaro, in particolare da quando lessi dei disordini fra polizia e metalheads arrabbiati il giorno dell’uscita di ‘The Triumph Of Steel’ dei Manowar. Ma questa è un’altra storia. La Grecia continua imperterrita a sfornare underground acts di puro ostruzionismo alla modernità in una maniera così commovente e genuina che è difficile non innamorarsene. L’ultima “nuova” (mai aggettivo è così ambiguo in questo caso) band sono i Witch Curse, dediti ad una NWOBHM incontaminata come poche. Scovati ovviamente quasi per caso nei meandri di myspace, in nostri sono dediti ad un heavy metal retrò datato primissimi anni ‘80, influenzato da Iron Maiden o Angel Witch e simili in qualche modo a quando proposto di recente dai Metal Inquisitor.

Ammazza che moderni!

Ammazza che moderni!

Strutture molto semplici, refrain limpidi, dal materiale reso disponibile in rete i Witch Curse, nonostante la giovane età, sembrano promettenti, anche in sede live, dando un’occhiata ai video pubblicati sul loro piccolo canale youtube. Per ora non ci sono veri e propri full-lenght, ma piuttosto una manciata di demos, uno split e un live-tape ristampato da una microscopica etichetta, nella miglior tradizione undeground. Attendiamo fiduciosi il 2010 per l’uscita del debutto, previsto su Inferno Records, underground label francese che potrebbe togliersi qualche soddisfazione.

Rehearsal Tape – (Demo, 2005)
Heavy Metal Poison – (Demo, 2007)
The Witch is Alive – (Demo, 2008)
The Witch Is Alive – (Live album, 2008)
Demon’s Warning – (Demo, 2009)
Under the Spell – (Split, 2009)

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Youtube

Il suo porco perché ci deve pur essere.

A volte la vita. Uno è lì, tranquillo che si cerca i suoi bei video di Carmella Bing mentre si ascolta l’ultimo Fleshgod Apocalypse e bam!, forse confuso dai due estremi, finisce sul myspace degli Halestorm. Quelli pirate-metal? Ma mi faccia il piacere, mi faccia… gli Halestorm, con una acca in più rispetto ai quasi omonimi scozzesi, sono una band proveniente dalla Pennsylvania, capitanati da quella scossa a 220 di Lzzy Hale (eggià, senza la i) che ha pubblicato il proprio debutto nell’Aprile di quest’anno. Tanto underground non sono, anzi. Sono finiti dritti a debuttare per la Atlantic, dopo essere stati diversi anni in tour con nomi del calibro di Shinedown, Seether e altri del panorama fm rock. Che dire: siamo in pieno Hinder/Nickelback/Creed style, con un amore malcelato per l’hard anni ‘80. Gli Halestorm sono puliti, precisi, leccati e iperprodotti come si deve e di strada di sicuro ne faranno. D’altronde, se a Vik sono venute due erezioni di fila nella stessa sera, il suo porco perché ci deve pur essere. E ve lo facciamo vedere subito, questo porco perché:

Adesso vado a buttare un po’ d’acqua fredda in faccia a Vik. Appena rinviene, ci risentiamo per la recensione dell’album. Sono troppo vecchio per queste cose (cit.)

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