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un disco per fan di del doom energico, degli Opeth, del dark sound

Ormai Paul Kuhr ha il pilota automatico. D’altronde, i Novembers Doom esistono da un vita (ed esordirono per la ndnostrana Avantgarde, al tempo) e il nostro ha avuto tutto il tempo di spaziare all’interno dei filoni del death/doom (con qualche tentazione più particolare, ogni qual tanto). ‘Into Night’s Requiem Infernal’ è il settimo studio-album per la band americana che, per chi li seguisse già da un po’, prosegue il percorso di lavori come ‘The Pale Haunt Departure’ e ‘The Novella Reservoir’. Non si tratta comunque di un clone, visto che rispetto ai predecessori ‘Into Night’s Requiem Infernal’ è molto lineare, diretto e concentrato. Meno rabbioso di ‘Umbrella’, meno complesso di ‘Departure’, questo lotto di canzoni si nutre di suggestioni tipicamente Opeth, intessendole di rimandi a My Dying Bride o Saturnus. L’atmosfera di ‘Requiem’ è oscura (‘A Eulogy For The Living Lost’), talvolta malinconica e piena di rimorsi (‘The Fifth Day Of March’ e ‘When Desperation Fills The Void’), altre volte ancora feroce (‘Lazarus Regret’). E’ sempre comunque adeguata, ben strutturata, ottimamente arrangiata, pur non eccellendo mai in originalità. E’ un po’ il destino di Paul Kuhr, quello di essere un genio di seconda fascia, che ha sempre avuto bisogno dell’input dei grandi ma che si è anche difeso molto bene in fatto di interpretazioni personali. ‘Into Night’s Requiem Infernal’ è esattamente questo: un disco per fan di del doom energico, degli Opeth, del dark sound e soprattutto, della buona musica. Regolarmente di qualità, ormai, come le piccole sicurezze della vita.

80/100

Myspace Novembers Doom

Myspace The End Records

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